io totale nella terza strada, che finisco ad avere un lavoro che non mi piace per 40 ore a settimana e strizzo le mie passioni (che vorrei fossero un lavoro) nel tempo restante. non ho ancora letto la nothomb ma una mia amica è la sua più grande fan. dovrò rimediare!
Ci sono passata anche io, scrivevo di notte ed ero in coma di giorno. Ora va un po’ meglio, ma ovviamente mi tocca ancora avere un lavoro “vero” per mantenermi! 😅
Amélie Nothomb è la mia scrittrice contemporanea preferita. Adoro i suoi dialoghi, il suo ritmo, le sue ossessioni. Ogni nuovo libro è un’evoluzione stilistica in più. È un’artista organica e in costante cammino e per questo una delle voci che resteranno di questa epoca.
Sì, la scrittura è un lavoro per ricchi, lo è sempre stato di fatto, anche se il self publishing ha dato a molti l'illusione di potercela fare, di poter vivere di scrittura, se si fanno i passi giusti. Non è così. Anche in Italia gli scrittori da classifica fanno una vitaccia assurda, in giro come trottole per presentazioni, conferenze, interviste, lezioni e quant'altro, per poter arrivare a uno stipendio da metalmeccanico.
Però, tra tutti i privilegiati della scrittura, Amélie Nothomb è quella che meno mi dà fastidio, perché cerca a suo modo di usare quel privilegio a favore di altri. Al Book Pride di Milano dello scorso marzo, siamo rimaste parecchio a conversare con Marco Paoletti allo stand Voland, ovviamente stand che mostra in prevalenza le pubblicazioni di Nothomb quale punta di diamante della loro scuderia. Dal 1997 l’autrice è fedelissima a questa casa editrice, che l'ha tradotta e lanciata per prima in Italia, e tutt'oggi le vendite della Nothomb consentono alla Voland di mantenere un bilancio bello attivo e soprattutto di pubblicare e far conoscere anche altri autori. Certo è ricca e privilegiata e questo le ha permesso di rifiutare un assegno di una cifra astronomica (si dice a sei zeri) per cambiare editore italiano e portarsi via tutto il suo catalogo in Voland. Lei sa di avere un peso su questa piccola casa editrice e che quel peso ha importanza in altre vite. Quanti altri scrittori ricchi avrebbero fatto la stessa scelta? Sospetto molto pochi, perché per certi ricchi il denaro non è mai abbastanza.
Ti ringrazio per questa informazione! Non lo sapevo, e mi fa apprezzare ancora di più la Nothomb. Come dicevo anche nell’articolo, lei mi piace molto, trovo che abbia un grandissimo talento e una visione davvero originale sulla realtà. Abbiamo letto Igiene dell’assassino con il mio club del libro, e mi ha incuriosita talmente tanto che voglio approfondire.
Il mio discorso sulla sua posizione di privilegio voleva essere più che altro una riflessione sulla situazione dell’editoria, così come di molti altri settori artistici. Conosco autori pluripremiati che fanno gli insegnanti o i copywriter perché altrimenti non arrivano a fine mese, e allora mi chiedo: se non basta neanche pubblicare una decina di libri, vincere il Campiello, lo Strega e chi più ne ha più ne metta, cosa bisogna fare per vivere di scrittura?
io totale nella terza strada, che finisco ad avere un lavoro che non mi piace per 40 ore a settimana e strizzo le mie passioni (che vorrei fossero un lavoro) nel tempo restante. non ho ancora letto la nothomb ma una mia amica è la sua più grande fan. dovrò rimediare!
Ci sono passata anche io, scrivevo di notte ed ero in coma di giorno. Ora va un po’ meglio, ma ovviamente mi tocca ancora avere un lavoro “vero” per mantenermi! 😅
Amélie Nothomb è la mia scrittrice contemporanea preferita. Adoro i suoi dialoghi, il suo ritmo, le sue ossessioni. Ogni nuovo libro è un’evoluzione stilistica in più. È un’artista organica e in costante cammino e per questo una delle voci che resteranno di questa epoca.
Quali titoli mi consigli? Ho letto solo Igiene dell’assassino e vorrei approfondire :)
Lei è fantastica sempre, ma leggi i suoi autobiografici, cominciando con Metafisica dei tubi. Ne hanno tratto anche un film di recente.
Sì, la scrittura è un lavoro per ricchi, lo è sempre stato di fatto, anche se il self publishing ha dato a molti l'illusione di potercela fare, di poter vivere di scrittura, se si fanno i passi giusti. Non è così. Anche in Italia gli scrittori da classifica fanno una vitaccia assurda, in giro come trottole per presentazioni, conferenze, interviste, lezioni e quant'altro, per poter arrivare a uno stipendio da metalmeccanico.
Però, tra tutti i privilegiati della scrittura, Amélie Nothomb è quella che meno mi dà fastidio, perché cerca a suo modo di usare quel privilegio a favore di altri. Al Book Pride di Milano dello scorso marzo, siamo rimaste parecchio a conversare con Marco Paoletti allo stand Voland, ovviamente stand che mostra in prevalenza le pubblicazioni di Nothomb quale punta di diamante della loro scuderia. Dal 1997 l’autrice è fedelissima a questa casa editrice, che l'ha tradotta e lanciata per prima in Italia, e tutt'oggi le vendite della Nothomb consentono alla Voland di mantenere un bilancio bello attivo e soprattutto di pubblicare e far conoscere anche altri autori. Certo è ricca e privilegiata e questo le ha permesso di rifiutare un assegno di una cifra astronomica (si dice a sei zeri) per cambiare editore italiano e portarsi via tutto il suo catalogo in Voland. Lei sa di avere un peso su questa piccola casa editrice e che quel peso ha importanza in altre vite. Quanti altri scrittori ricchi avrebbero fatto la stessa scelta? Sospetto molto pochi, perché per certi ricchi il denaro non è mai abbastanza.
Ti ringrazio per questa informazione! Non lo sapevo, e mi fa apprezzare ancora di più la Nothomb. Come dicevo anche nell’articolo, lei mi piace molto, trovo che abbia un grandissimo talento e una visione davvero originale sulla realtà. Abbiamo letto Igiene dell’assassino con il mio club del libro, e mi ha incuriosita talmente tanto che voglio approfondire.
Il mio discorso sulla sua posizione di privilegio voleva essere più che altro una riflessione sulla situazione dell’editoria, così come di molti altri settori artistici. Conosco autori pluripremiati che fanno gli insegnanti o i copywriter perché altrimenti non arrivano a fine mese, e allora mi chiedo: se non basta neanche pubblicare una decina di libri, vincere il Campiello, lo Strega e chi più ne ha più ne metta, cosa bisogna fare per vivere di scrittura?